Riascolto la prima puntata di Narratrice Nomade, in cui parlo di narratori indipendente e mi chiedo: da quanti anni lo faccio?
A dicembre il podcast compie 4 anni.
Ma, ad ottobre, il mio canale Youtube compie 10 anni.
E non è stato tutto rose e fiori. Non lo è tuttora.
Nel 2016 scoprivo la lettura espressiva;
nel 2017 smettevo di cantare;
nel 2019 mi dicevo che “wow, questa roba è figa e voglio studiarla”;
nel 2021 lavoravo in 33Hz Studio a cavallo tra Milano e Bergamo;
nel 2022 mi univo a Mettiamoci la Voce come docente;
nel 2023 aprivamo MLVStudios e io mi trasferivo a Genova.
Arrivo da tutt’altra vita professionale (facevo la formatrice per la GDO e l’addetta vendita) quindi non ho un trascorso artistico alle spalle ho conoscenze nel settore: zero ganci, baby.
In 10 anni sono cambiate parecchie cose, tranne il mio disagio con i social e l’idea che non voglia vivere in vetrina per fare ciò che amo, perciò non sono mai stata una youtuber e non sono una creator, perciò sono poco appetibile commercialmente parlando: la mia fornaia ha più follower di me.
Il nostro studio è nato con concept verticale, progettato e costruito con le nostre sole forze, motivo per il quale fino al 2024 ho fatto una miriade di secondi e terzi lavori per contribuire alle spese: è tutto sulle nostre spalle, nel bene e nel male.
La mia figura è complessa, iper specializzata e verticale come un raggio laser, quindi la mia complessità diventa difficile da spiegare anche solo in una bio, perché -quando non hai ganci, tanti follower o grandi soldi sulle spalle- è faticoso valorizzare il fatto di aver studiato come narratrice, essermi formata come tecnico audio di post, essere vocal coach con una specializzazione neuro-mio-funzionale e docente con 15 anni di formazione alle spalle: sono una mosca bianca difficile da raccontare.
E quindi mi chiedo, di nuovo: qual è il costo dei propri sogni?
Si può sopravvivere in un ambiente professionale/artistico anche se si è divergenti nella pratica?
Essere atipici paga? E, se sì, quando e quanto?
A te è mai capitato di essere una mosca bianca in un ambiente professionale o artistico?
Che esperienza ne hai avuto? Ti va di raccontarmela?
Se una professione artistica è composta anche dalla sensibilità della persona, con tutto il suo vissuto e le sue esperienze, il fatto che ciascuno di noi arrivi da storie e percorsi di versi, dovrebbe essere un valore aggiunto.
Ma questo valore aggiunto, per chi ha davvero valore?
Per chi ci dà lavoro?
Per chi fruisce della nostra arte e del nostro lavoro?
Per chi vorrebbe fare quello che facciamo noi o, peggio, lo ricalca?
Non sapersi raccontare nelle proprie peculiarità ha un costo: quello di dover essere scoperti o capiti poco a poco. E, per farlo, serve un tempo che spesso non abbiamo o, forse, un canale così azzeccato da venir permeato della nostra stessa essenza.
Quali sono i canali che usi per raccontare la tua unicità?
Penso che sia una questione analoga a chi fa musica e non rientra in un genere canonico, o dell’autrice/autore che scrive per un pubblico complesso e manda in crisi l’editor quando deve trovare lo scaffale per il suo libro.
Perché quando parliamo di arte e lavoro artistico stiamo parlando di un qualcosa di fluido e mutevole, che difficilmente è quantificabile con numeri digitali: un alto numero di follower corrisponde sempre ad un’alta competenza? Quindi come possiamo apprezzare un elemento artistico -opera o professionista che sia- se non ci diamo il tempo di conoscerlo?
Anche per questo motivo continuo a mal sopportare i social veloci e compulsivi e prediligo pochi -a volte pochissimi- contenuti lenti da gustare con la giusta attenzione: se non mi do il tempo di conoscere, come posso apprezzare?
Con questo spirito riparto in questo lento e ancora troppo caldo settembre, con la scarsa voglia di programmare un PED ma con molta intenzione di tornare a parlare cuore a cuore, col tempo che mi serve per farlo e con la costante voglia di condividere, non pontificare.
La prospettiva che più è cambiata in me è quella dell’insegnante o della facilitatrice, perché è proprio in quel ruolo/quei ruoli che ho vissuto sulla pelle il mio cambiamento e la vera presa di posizione interiore di questi 10 anni: non esistono verità assolute nella lettura espressiva, solo codici stilistici e tanta cura al vero obiettivo del leggio. Che non è leggere bene bensì farsi parte della storia vivendola e facendola vivere.
Chi legge un audiolibro non è più attore o doppiatore, è narratore. E, un narratore, agisce funzioni interne ed esterne diverse dal palco del teatro, la sala di doppiaggio o l’occhio della cinepresa. Di conseguenza, al di là dei codici stilistici della lettura espressiva, tutta la competenza al leggio di questo ruolo è data dalla sensibilità sul testo. E quella, croce-delizia, si forma col tempo e con l’apertura mentale dell’artista.
Sto pensando di ripartire da capo con Narratrice Nomade, rivedere le cose fin qui, capire come posso continuare a starci comoda senza piegarmi alla ricerca del target che, nel mio caso, non è semplice.
In 10 anni, di cui 3 in ambito professionale, alcune delle mie prospettive sono cambiate:
il modo in cui guardo l’ambiente professionale, forte di questi 3 anni di produzioni per CE
ll ruolo dell’insegnante di lettura espressiva, visto che ora insegna a leggere anche la mia fornaia [che, beh, ha più follower di me, ci sta]
l’uso di Youtube per leggere ad alta voce, con tutte le difficoltà del caso e l’alta prossimità con la figura del creator
l’idea del narratore indie, dopo l’ascesa-declino-ascesa di nuovo dell’attenzione sull’audiolibro
l’importanza dell’aspetto vocale, sia sul piano della preparazione sia su quello dell’allenamento, anche grazie alla specializzazione che sto facendo come vocal coach neuro-mio-funzionale
la mia stessa concezione di narratore di audiolibri, che ora vedo come figura professionale a sé stante ma che il resto del mondo confonde tra attore, doppiatore, creator, amatoriale, donatore di voce e un sacco di altre cose
Perciò benvenuto settembre e benvenuti 42 anni [sì, ho festeggiato il compleanno nella seconda decade della Vergine], ripartiamo da qui.
Un abbraccio, ovunque tu sia 🩷
(un po’ più forte se anche tu sei una mosca bianca)
Sono Valentina, la tua allenatrice vocale 🎙️
Vocal trainer per attori, speaker e narratori di audiolibri.
Sono la persona dietro gli audiolibri che ascolti.
Alleno la performance di lettura espressiva per l’audiolibro.
Non insegno: coltivo l’individuale sensibilità artistica al leggio.
Leggo, produco e post-produco per case editrici.
Responsabile di produzione audiolibri e regista per MLVStudios,
docente e quarto elemento fondante di Mettiamoci la Voce Academy.
Sul web “La Musifavolista” perché ho ben due omonime nell’editoria.
Ho ideato e conduco i Circle Reading® Laboratori di Voce e Lettura Creativa.
Sono endorser per Flare Audio e uso i loro Calmer® per convivere con alta sensibilità e potenziale misofonia; questo link è con affiliazione perciò, se fai acquisti da qui, mi offri un caffè ☕️
Vuoi provare gli audiolibri? Ti regalo 30 giorni gratis su Audible e 30 giorni gratis su Storytel 🎁
Roba figa assortita
la mia famiglia professionale Mettiamoci la Voce
la community vocale di SIING, di Albert Hera
lo spettacolare Marco Forgione, human beat singer
l’attività della collega ValyElle
la super foniatra Silvia Magnani
l’uomo dei cerchi e della body percussion Stefano Baroni
la mia scuola, il meraviglioso VES®
la logopedista dei sogni Marta Piva
il lavoro in cerchio della stupenda Chiara Cortez
il pilates vocale di Federica Avolio
Soundslikemagic di Marileda Maggi
il lavoro di Giorgio Bau
l’imperdibile lavoro divulgativo di Franco Fussi
l’inarrestabile attività di Alterjinga
la scuola Tarocchi Studio di Ilaria Boero
il lavoro tra scrittura e docenza di Barbara Fiorio
Libro Passaporta, il podcast di Simona aka SagheInfinite
Shelf, il podcast sui libri a cura di Alessandro Barbaglia (e non solo)