Le mosche bianche

Scritto il 13/09/2026
da Narratrice Nomade · la_musifavolista

Riascolto la prima puntata di Narratrice Nomade, in cui parlo di narratori indipendente e mi chiedo: da quanti anni lo faccio?

A dicembre il podcast compie 4 anni.
Ma, ad ottobre, il mio canale Youtube compie 10 anni.

E non è stato tutto rose e fiori. Non lo è tuttora.

Nel 2016 scoprivo la lettura espressiva;
nel 2017 smettevo di cantare;
nel 2019 mi dicevo che “wow, questa roba è figa e voglio studiarla”;
nel 2021 lavoravo in 33Hz Studio a cavallo tra Milano e Bergamo;
nel 2022 mi univo a Mettiamoci la Voce come docente;
nel 2023 aprivamo MLVStudios e io mi trasferivo a Genova.

Arrivo da tutt’altra vita professionale (facevo la formatrice per la GDO e l’addetta vendita) quindi non ho un trascorso artistico alle spalle ho conoscenze nel settore: zero ganci, baby.

In 10 anni sono cambiate parecchie cose, tranne il mio disagio con i social e l’idea che non voglia vivere in vetrina per fare ciò che amo, perciò non sono mai stata una youtuber e non sono una creator, perciò sono poco appetibile commercialmente parlando: la mia fornaia ha più follower di me.

Il nostro studio è nato con concept verticale, progettato e costruito con le nostre sole forze, motivo per il quale fino al 2024 ho fatto una miriade di secondi e terzi lavori per contribuire alle spese: è tutto sulle nostre spalle, nel bene e nel male.

La mia figura è complessa, iper specializzata e verticale come un raggio laser, quindi la mia complessità diventa difficile da spiegare anche solo in una bio, perché -quando non hai ganci, tanti follower o grandi soldi sulle spalle- è faticoso valorizzare il fatto di aver studiato come narratrice, essermi formata come tecnico audio di post, essere vocal coach con una specializzazione neuro-mio-funzionale e docente con 15 anni di formazione alle spalle: sono una mosca bianca difficile da raccontare.

E quindi mi chiedo, di nuovo: qual è il costo dei propri sogni?
Si può sopravvivere in un ambiente professionale/artistico anche se si è divergenti nella pratica?
Essere atipici paga? E, se sì, quando e quanto?

A te è mai capitato di essere una mosca bianca in un ambiente professionale o artistico?
Che esperienza ne hai avuto? Ti va di raccontarmela?

Se una professione artistica è composta anche dalla sensibilità della persona, con tutto il suo vissuto e le sue esperienze, il fatto che ciascuno di noi arrivi da storie e percorsi di versi, dovrebbe essere un valore aggiunto.

Ma questo valore aggiunto, per chi ha davvero valore?

Per chi ci dà lavoro?
Per chi fruisce della nostra arte e del nostro lavoro?
Per chi vorrebbe fare quello che facciamo noi o, peggio, lo ricalca?

Non sapersi raccontare nelle proprie peculiarità ha un costo: quello di dover essere scoperti o capiti poco a poco. E, per farlo, serve un tempo che spesso non abbiamo o, forse, un canale così azzeccato da venir permeato della nostra stessa essenza.

Quali sono i canali che usi per raccontare la tua unicità?

Penso che sia una questione analoga a chi fa musica e non rientra in un genere canonico, o dell’autrice/autore che scrive per un pubblico complesso e manda in crisi l’editor quando deve trovare lo scaffale per il suo libro.

Perché quando parliamo di arte e lavoro artistico stiamo parlando di un qualcosa di fluido e mutevole, che difficilmente è quantificabile con numeri digitali: un alto numero di follower corrisponde sempre ad un’alta competenza? Quindi come possiamo apprezzare un elemento artistico -opera o professionista che sia- se non ci diamo il tempo di conoscerlo?

Anche per questo motivo continuo a mal sopportare i social veloci e compulsivi e prediligo pochi -a volte pochissimi- contenuti lenti da gustare con la giusta attenzione: se non mi do il tempo di conoscere, come posso apprezzare?

Con questo spirito riparto in questo lento e ancora troppo caldo settembre, con la scarsa voglia di programmare un PED ma con molta intenzione di tornare a parlare cuore a cuore, col tempo che mi serve per farlo e con la costante voglia di condividere, non pontificare.

La prospettiva che più è cambiata in me è quella dell’insegnante o della facilitatrice, perché è proprio in quel ruolo/quei ruoli che ho vissuto sulla pelle il mio cambiamento e la vera presa di posizione interiore di questi 10 anni: non esistono verità assolute nella lettura espressiva, solo codici stilistici e tanta cura al vero obiettivo del leggio. Che non è leggere bene bensì farsi parte della storia vivendola e facendola vivere.

Chi legge un audiolibro non è più attore o doppiatore, è narratore. E, un narratore, agisce funzioni interne ed esterne diverse dal palco del teatro, la sala di doppiaggio o l’occhio della cinepresa. Di conseguenza, al di là dei codici stilistici della lettura espressiva, tutta la competenza al leggio di questo ruolo è data dalla sensibilità sul testo. E quella, croce-delizia, si forma col tempo e con l’apertura mentale dell’artista.

Sto pensando di ripartire da capo con Narratrice Nomade, rivedere le cose fin qui, capire come posso continuare a starci comoda senza piegarmi alla ricerca del target che, nel mio caso, non è semplice.
In 10 anni, di cui 3 in ambito professionale, alcune delle mie prospettive sono cambiate:

  • il modo in cui guardo l’ambiente professionale, forte di questi 3 anni di produzioni per CE

  • ll ruolo dell’insegnante di lettura espressiva, visto che ora insegna a leggere anche la mia fornaia [che, beh, ha più follower di me, ci sta]

  • l’uso di Youtube per leggere ad alta voce, con tutte le difficoltà del caso e l’alta prossimità con la figura del creator

  • l’idea del narratore indie, dopo l’ascesa-declino-ascesa di nuovo dell’attenzione sull’audiolibro

  • l’importanza dell’aspetto vocale, sia sul piano della preparazione sia su quello dell’allenamento, anche grazie alla specializzazione che sto facendo come vocal coach neuro-mio-funzionale

  • la mia stessa concezione di narratore di audiolibri, che ora vedo come figura professionale a sé stante ma che il resto del mondo confonde tra attore, doppiatore, creator, amatoriale, donatore di voce e un sacco di altre cose

Perciò benvenuto settembre e benvenuti 42 anni [sì, ho festeggiato il compleanno nella seconda decade della Vergine], ripartiamo da qui.

Un abbraccio, ovunque tu sia 🩷
(un po’ più forte se anche tu sei una mosca bianca)


Sono Valentina, la tua allenatrice vocale 🎙️

Vocal trainer per attori, speaker e narratori di audiolibri.

Sono la persona dietro gli audiolibri che ascolti.
Alleno la performance di lettura espressiva per l’audiolibro.
Non insegno: coltivo l’individuale sensibilità artistica al leggio.
Leggo, produco e post-produco per case editrici.

Responsabile di produzione audiolibri e regista per MLVStudios,
docente e quarto elemento fondante di
Mettiamoci la Voce Academy.

Sul web “La Musifavolista” perché ho ben due omonime nell’editoria.
Ho ideato e conduco i Circle Reading® Laboratori di Voce e Lettura Creativa.

Sono endorser per Flare Audio e uso i loro Calmer® per convivere con alta sensibilità e potenziale misofonia; questo link è con affiliazione perciò, se fai acquisti da qui, mi offri un caffè ☕️

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