Qualche giorno fa ho postato sui social le mie unpopular opinion sugli audiolibri e c’è stato un po’ di fermento tra commenti e messaggi, così ho pensato di chiacchierane in maniera più calma qui, nel mio spazio lento.
Prepara un caffè che cominciamo con le riflessioni e, prima ancora di avvitare la moka ringrazio anche Vittorio G. e Antonella B. che mi hanno fatto aggiungere un paio di spunti in più 🩷
Sono Valentina, sul web “La Musifavolista” 🎃 mi occupo di parlato artistico e professionale, produco e narro audiolibri e bevo troppo caffè.
1. In alcuni audiolibri "fare le voci" salva un testo altrimenti piatto per l'audio
Partiamo da qui: cosa intendo per “piatto”? Tutti quei libri in cui -vuoi per stile, vuoi per genere, vuoi per cliché- la prosa è semplice/semplificata, i temi sono ricorrenti e non particolarmente originali o argomentati, i dialoghi sono già sentiti e via dicendo…Come riconosciamo un testo piatto? Sono queli libri di cui leggi mezza riga per pagina e non ti comunque persa nulla della storia o della scrittura dei personaggi.
Questo tipo di testi vengono letteralmente salvati da una buona lettura, specie quando l’interpretazione dà movimento ad una scrittura prevedibile e davvero poco memorabile. Unica criticità: l’effetto Bella Figheira dietro l’angolo se non si sta attenti…
2. Alcuni autori leggono sé stessi meglio di quanto possano fare i narratori
Per affrontare questo punto dividiamo i testi in due grandi catagorie: le narrazioni di fantasia (cosiddette fiction) e le esperienze intime, personali e biografiche degli autori.
Nel primo caso l’autore che legge sé stesso funziona solo se riesce a restituire un proprio stile particolare o se sa leggere ad alta voce per l’audiolibro; nel secondo…eh, nel secondo il rischio è che un attore potrebbe dare “troppo” in una narrazione intima che ha già una sua identità ben definita, “spettacolarizzando” un qualcosa che vuole/ha bisogno di essere perfettamente umano, da cuore a cuore.
3. Alcuni libri non dovrebbero diventare audiolibri perché, semplicemente, non funzionano in audio
Capita. Libri scritti male -ma proprio male, che a malapena funzionano in lettura endofiasica- o, ad esempio, con prose vetuste che in audio risultano poco efficaci (intendo proprio dire che senza il comparto visivo creano un carico cognitivo troppo alto per chi ascolta).
4. Attori, l'audiolibro non è il vostro palcoscenico
5. Doppiatori, l'audiolbri non è un unico, enorme doppiaggio senza video
Queste le unisco perchè la spiegazione è la stessa: a volte si mette “troppo”. Troppa enfasi, troppa presenza, troppo compiacimento del suono della propria voce, troppo di un qualcosa che nel rispettivo settore funziona ma che, nell’audiolibro, no.
6. Le recensioni sulle piattaforme sono utili solo alle piattaforme, a groupies e haters
Sì perché, nella media, le recensioni finiscono per essere dichiarazioni d’amore o di guerra nei confronti dell’autore/autrice; sono molte più le volte in cui non piace la storia e allora si valuta a schifo anche la lettura (perché, poi?) che quelle in cui si distingue in maniera obiettiva una lettura/scrittura efficace da una lettura/scrittura mediocre o pessima.
Se cerchiamo punti di crescita professionale nelle recensioni, meh, non sempre possiamo torvarne.
7. Interpretare o non interpretare...avete cotto il razzo. Funzionano entrambe a seconda dei casi
Punto.
Alcuni testi funzionano bene se più interpretati, altri se meno interpretati, con buona pace e rispetto dei gusti personali.
Che pizza questa diatriba continua.
8. Un audiolibro non è necessariamente intrattenimento. La finiamo di considerare arte e cultura tappabuchi del tempo libero
Ecco, non so te ma io mi sto stufando di quella che a me arriva come una “riduzione” dell’audiolibro a prodotto di intrattenimento fine a sé stesso, che debba quindi seguire i dettami di qualsiasi altro prodotto da intrattenimento in cui l’estetica batte la qualità. Arte e cultura non sono dei tappabuchi e, quando lo sono, svolgono sempre una funzione più alta.
Parere personale, eh?
9. L’ascolto a 2x equivale ad un non-ascolto, solo ad un consumo
Sì, non può essere altrimenti. Al leggio calibriamo intenzioni, emozioni, ritmi e pause…e poi tu ascolti a 2x? Per cosa, poi? Per poter ascoltare di più?
Mmm…siamo sicuri che questa fretta non abbia nulla a che vedere con il non saper stare e gustare il momento? O con l’esserci asseufatti a contenuti veloci, veloci, veloci? O con la FOMO?
Per me un ascolto a 2x è depotenziante della storia e delle atmosfere che la voce le ha restituito.
10. La preparazione del testo sarebbe davvero utile a tutty (se solo il rapporto tempo/soldi lo concedesse davvero)
E questa apre il vaso di Pandora. Possono esserci diversi motivi dietro una non-preparazione del testo, tutti legittimi.
la voce preferisce leggere all’impronta [de gustibus]
non c’è fisicamente il tempo di leggere [vuoi perché arrivi al leggio e ti piazzano il testo su tablet, vuoi perché hai altri 25 turni di altre cose nel mezzo]
può non garbare l’idea di esser già retribuiti poco per un lavoro che richiede molte più ore di backstage di quanto si pensi, figurarsi se si ha necessariamente voglia di investirci altro tempo non retribuito [legittimo, e lo dico da persona che investe fin troppo tempo non retribuito]
Nell’audio sicuramente mi sono dilungata di più e in alcuni casi sarò più o meno chiara a seconda di quanto mi sarò attivata, ma tra puntata e newsletter credo di aver chiarito tutto, tu che ne dici?
In realtà ciascun punto meriterebbe un episodio a sé stante ma, in tutta sincerità, sto davvero faticando a trovare argomenti costruttivi, nutrienti e interessanti che non ho voglio di dilungarmi troppo su ciò che, in potenza, potrebbe portare ad un abbassamento di toni.
Mi racconti le tue opinioni impopolari sugli audiolibri?
Noi ci sentiamo alla prossima occasione utile in cui avrò voglia di condividere considerazioni di questo mondo lavorativo pazzerello che fa il bello e il cattivo tempo da inizio anno.
Un abbraccio, ovunque tu sia 🩷
Sono Valentina, la tua allenatrice vocale 🎙️
Vocal trainer per attori, speaker e narratori di audiolibri.
Sono la persona dietro gli audiolibri che ascolti.
Alleno la performance di lettura espressiva per l’audiolibro.
Non insegno: coltivo l’individuale sensibilità artistica al leggio.
Leggo, produco e post-produco per case editrici.
Responsabile di produzione audiolibri e regista per MLVStudios,
docente e quarto elemento fondante di Mettiamoci la Voce Academy.
Sul web “La Musifavolista” perché ho ben due omonime nell’editoria.
Ho ideato e conduco i Circle Reading® Laboratori di Voce e Lettura Creativa.
Sono endorser per Flare Audio e uso i loro Calmer® per convivere con alta sensibilità e potenziale misofonia; questo link è con affiliazione perciò, se fai acquisti da qui, mi offri un caffè ☕️
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Roba figa assortita
la mia famiglia professionale Mettiamoci la Voce
la community vocale di SIING, di Albert Hera
lo spettacolare Marco Forgione, human beat singer
l’attività della collega ValyElle
la super foniatra Silvia Magnani
l’uomo dei cerchi e della body percussion Stefano Baroni
la mia scuola, il meraviglioso VES®
la logopedista dei sogni Marta Piva
il lavoro in cerchio della stupenda Chiara Cortez
il pilates vocale di Federica Avolio
Soundslikemagic di Marileda Maggi
il lavoro di Giorgio Bau
l’imperdibile lavoro divulgativo di Franco Fussi
l’inarrestabile attività di Alterjinga
la scuola Tarocchi Studio di Ilaria Boero
il lavoro tra scrittura e docenza di Barbara Fiorio
Libro Passaporta, il podcast di Simona aka SagheInfinite
Shelf, il podcast sui libri a cura di Alessandro Barbaglia (e non solo)