White Lights - l'audiolibro

Scritto il 02/08/2026
da la_musifavolista

Dietro le quinte di un audiolibro, tra angeli, piume e sfide assortite.

Esco dalla mia zona di comfort e faccio un test prima dello stacco estivo del podcast: se segui Narratrice Nomade su Youtube o Spotify…mi vedrai anche in video 📼

Ebbene sì, dopo aver chiesto a Sandro una mano ad allestire un piccolo angolo nel boot per fare delle live -e non essendo mai più riuscita a fare live- mi sembrava giusto celebrare la bellezza del mio angolino blu pavone con le lucine e il diffusore colorato che si illumina…tutto troppo carino per lasciarlo inutilizzato.

Te lo ricordi il mio vecchio boot con le lucine?
Se mi seguivi su Youtube già nel 2018, probabilmente sì.

Questo episodio è dedicato ad un “dietro le quinte” di White Lights, di Lauren Kate, edito Rizzoli, che ho avuto il piacere di portare in voce e che ascolti su tutte le piattaforme.

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Tutto ciò che argomenterò è frutto della mia esperienza personale, professionale, nonché della mia sensibilità come voce narrante.

Sono Valentina Ferraro, sul web La Musifavolista.
Produco e narro audiolibri per case editrici, alleno la voce di speaker e attori e insegno lettura espressiva.
Qui non trovi verità assolute bensì punti di vista personali e professionali sull’arte del raccontare storie ad alta voce.
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Non so se tu abbia già ascoltato o non ascoltato questo libro, perciò qui non farò spoiler (ma lo farò nel video che sarà solo su YouTube, in cui ti racconterò anche un po’ quelle che sono state le mie impressioni da lettrice).

In questo libro conosciamo Desdemona Ray, che viene ingiustamente accusata dell’omicidio di suo fratello; nello stesso momento in cui sta rischiando di entrare in galera, le viene offerto un posto in questa scuola per cineasti particolarmente sofisticata e di altissimo livello.
Desdemona letteralmente si rifugia in questa scuola dove viene abbracciata da un sacco di personaggi particolari, tra cui Rafe, il suo mentore, e dove scoprirà molto su quello che il destino le ha riservato come futura cineasta e forse qualcosa di più.

Prima sfida: le aspettative del fandom

Partiamo dal presupposto che questo testo ha una storia a sé stante, ma in realtà arriva da una saga che all’epoca fu un caso letterario, ossia Fallen, che io non ho letto.

Forse non lo sai ma io per tantissimi anni non ho potuto leggere a causa di una miopia molto forte che ad oggi non è risolta, ma è stata tamponata con un’operazione molto delicata agli occhi che ho fatto a 27 anni. Di conseguenza ho ricominciato a leggere gradatamente negli anni, ma ero già ovviamente in quegli anni della vita adulta per cui: lavora, mantieni la famiglia, la casa, eccetera, e sono ripartita da tutto quello che mi sono persa da ragazzina.
Dunque quando dico che amo il fantasy fondamentalmente parlo di fantasy abbastanza classici: La ruota del tempo, Il Signore degli Anelli, La bussola d’oro e compagnia bella. Mi sono un po’ persa quella fascia di titoli che ci ha portato dal fantasy classico a quello più moderno, pieno di etichette che comprendo a malapena, perché ho un brutto rapporto con le etichette.

In soldoni, arriviamo da una saga. E se quando ho preparato la dilogia di The Stolen Heir di Holly Black mi sono letta tutta la saga, perché c’erano diversi personaggi che sarebbero entrati in quella dilogia e avevo bisogno di conoscerli per capire come dare loro voce, in questo caso non avevo personaggi combacianti….ma c’è un fandom! E quando c’è un fandom dietro un testo, dietro un autore, non sai mai se quello che farai sarà gradito a quella parte di zoccolo duro che ama quel tipo di testo, che ama quell’autore, che ama quel titolo in particolare.

Quindi prima sfida in un testo del genere per chi lo porta in voce è tenere a mente: cosa si aspetta la fan-base dalla messa in voce di questo testo?

Seconda sfida: parlare di immagini cinematografiche

Dez è una futura cineasta e qui si parla del lavoro del cineasta, si parla di scenografia, si parla di cinema, di film e di scenografia. Ci sono descrizioni di film, di inquadrature, di come si fa una buona regia, di come si gestisce una buona fotografia.
Quindi ci sono tantissime immagini da descrivere che sono letteralmente lo sguardo e la restituzione dell’occhio del cineasta su quel prodotto, o di quel prodotto all’occhio del cineasta.

Terza sfida: l’effetto Neshflish.

Spesso e volentieri, ci sono scambi di battute e di dialoghi che -a mio avviso- nascono come visive nella mente dell’autore, quasi con un pensiero audio-visivo più che narrativo in senso cartaceo del termine.
La narrazione sul testo viene gestita per restituire quel tipo di ritmo, dunque quel tipo di ritmo ci deve essere.
Qui entrano tantissimo in gioco le competenze attoriali e trasversali, ad esempio, del doppiatore al leggio, perché non si parla più di quel tipo di narrativa con i tempi morbidi finalizzata principalmente al lettore che legge in maniera endofasica (quindi con gli occhi), ma c’è quella componente audiovisiva che probabilmente corrisponde al modo di costruire storie dell’autrice/autore. Un po’ come dire: pensare per immagini anziché per parole.
E tu mi dirai: «Vabbè, ma queste sono tutte competenze di chi legge, stiamo scoprendo l’acqua calda». Sì, probabilmente sì, ma non è detto che chi si mette al leggio sappia gestire i cambi ritmo interni alla narrazione.

Quarta sfida: le pronunce dei nomi degli angeli.

Nessuno spoiler se ti dico che parliamo anche di angeli.
La pronuncia dei nomi degli angeli chiederebbe che la tonica casa sulla disinenza -el.

Ad esempio Samael diventa Samaèl.

In un prodotto audio questa tonica ribattuta costante e continua può risultare fastidiosa o cacofonica, soprattutto quando se ne susseguono di più una dietro l’altra. Con le ragazze della produzione abbiamo optato per una pronuncia che al nostro orecchio aveva dei suoni più simili a quello a cui siamo già abituati: quindi Sàmael, Ràfael, e via dicendo.

Fine.

Queste erano le sfide principali che ho trovato in questo testo e che mi piace condividere con chi o fa il mio stesso lavoro (visto che ho scoperto che in tanti colleghi ascoltano il podcast), o per chi è semplicemente curiosa o curioso di sapere qualcosa di più di come si porta al leggio un audiolibro.

E giusto per amore della trasparenza ti ricordo che io preparo i testi in questo modo, ma non c’è una legge che dice he un libro vada preparato in questo modo. Se si fosse affrontato il tutto con una lettura all’impronta, le scelte probabilmente sarebbero state le stesse o diverse, a seconda sempre della sensibilità di chi avrebbe portato il testo al leggio.

Egoisticamente ho anche coronato un sogno con questo audiolibro: poter dire: «Traduzione di Maria Concetta Scotto di Santillo».
Che ti devo dire? Ognuno ha i sogni nel cassetto che merita 😂

Nell’episodio ti leggo anche il primo capitolo del libro, con il beneplacito dell’editore, che ringrazio ancora per avermi dato il permesso di farlo.

E tu, hai ascoltato o letto White Lights?
Sai che il libro cartaceo ha lo sprayedge con le piume? È delizioso 🩷

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