Il qui e ora dell'attore

Scritto da 11/07/2026
la_musifavolista

Parlare è cantare, le non-ferie di MLV, convenevoli, focaccia e caffè

Qui e ora

Maria Grazia Tirasso

Il concetto di “qui e ora” è legato a tanti ambiti dalla filosofia, alla psicologia e a molte discipline come la mindfulness, ma è centrale anche nelle attività performative perché sottolinea il carattere unico e irripetibile dell’evento che si realizza nel momento presente, davanti a un pubblico in presenza o da remoto. Non riguarda quindi soltanto il tempo e il luogo dell’esecuzione, ma la condizione di presenza attiva che trasforma il testo in prosa/poesia o il testo teatrale in un’esperienza viva e significativa. Nella lettura espressiva e nella recitazione, l’attenzione al “qui e ora” sviluppa la consapevolezza degli attori, la capacità di ascolto, la relazione con il pubblico ed è strettamente connessa alla concentrazione, indispensabile per evitare le distrazioni.

Dipende da molti fattori: lo stato emotivo del lettore, il contesto in cui avviene la lettura, la presenza e le reazioni degli ascoltatori.

Il lettore non si limita a decodificare un testo, ma lo interpreta e lo rende un’esperienza condivisa, magari anche aggiustando il tiro della lettura se percepisce, in corso d’opera, qualcosa che non va.

Nella recitazione questa condizione è ancora più evidente. L’attore, di norma, lavora su un copione preparato, ma la performance accade soltanto nel momento in cui viene agita sulla scena. Ogni rappresentazione è unica perché nasce dall’incontro tra attori, pubblico in quello spazio/tempo particolare che è la scena.

Essere nel “qui e ora” significa per l’attore rimanere pienamente presente, ascoltare i compagni di scena, reagire autenticamente agli stimoli e vivere sempre l’azione come se stesse accadendo per la prima volta. Questa presenza rende credibile l’interpretazione e favorisce il coinvolgimento emotivo degli spettatori, a prescindere dal genere comico, drammatico, tragico che sia.

Si potrebbe pensare che ci voglia una certa disciplina e, in un certo modo, sì è vero, qualunque attività performativa seria non può che essere il frutto di un lavoro; se non c’è impegno non c’è onestà!

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Parlare è cantare

Francesco Nardi

Negli Anni ’50 del secolo scorso un noto antropologo inglese, John Blacking, si trovò ad una festa che la tribù africana dei Venda gli aveva dedicato. Aveva passato molto tempo ad per osservare da vicino i loro usi e costumi, ma era giunto infine il momento di tornare a casa. Visto il profondo legame che si era reciprocamente creato, gli abitanti del villaggio decisero di salutarlo con una grande festa con i loro canti e balli tradizionali. Lo studioso fu invitato più e più volte a cantare e a ballare insieme a tutti, ma inspiegabilmente continuava a declinare in maniera sempre più ferma. Quando però capì che i loro amici avrebbero potuto offendersi, o quanto meno a rimanerci male, si trovò costretto a rivelarne il motivo. Io… io… Insomma, io non so né cantare, né ballare! Calò il silenzio. Un silenzio attonito. Muti i tamburi, muti i campanelli legati a gambe e braccia, mute le voci di tutto il villaggio. Improvvisamente scoppiò una enorme risata collettiva! Un boato quando realizzarono ciò che aveva appena detto. Come non sai cantare? Ma se parli!!!

(Ok, ok… i Venda aggiunsero anche Come non sai ballare? Ma se cammini!!! Però, in questo articolo ci limitiamo a parlare di voce).

L’episodio è raccolto nel fondamentale libro di John Blacking, “Come è musicale l’uomo?” (How musical is man? pubblicato nel 1973). In questa opera, l’antropologo inglese dimostra in maniera evidente quanto in moltissime culture non occidentali, la musica non è affatto un dono piovuto dal cielo per grazia divina, bensì una funzione biologica e sociale connotativa di ogni essere umano.

Certo, l’assunzione di canoni estetici “elevati” porta a ritenere che solo poche persone elette, dotate di una specifica predisposizione di partenza, possano arrivare alle vette ineguagliabili dell’Arte. Non entro in questo dibattito, non tanto per la sua spinosità soggettiva, quanto perché sono persuaso che il fenomeno “Musica” (se vogliamo limitarci a questa… Musa) interessi oggettivamente l’essere umano nella sua interezza. Non si tratta solo una questione di gusto, per intenderci. Si va molto, molto oltre…

Torniamo quindi al nostro esploratore di mondi umani. Tra le varie cose, Blacking notò che i bambini Venda imparavano strutture ritmiche complessissime (poliritmie) semplicemente giocando, dimostrando che la coordinazione motoria e vocale è un processo di apprendimento sociale spontaneo. Lungi dall’essere una legge scientifica (né tantomeno una rivendicazione woke di basso livello), è un dato di fatto che nel contesto allargato preso in considerazione, ovvero l’Africa sub-Sahariana, la maggior parte delle persone sia in grado di riprodurre, governare e addirittura sviluppare improvvisando musiche con tempi ritmici che farebbero ingolfare percussionisti occidentali famosi e titolati.

In una parentesi di poche righe fa, avevo promesso che mi sarei limitato a parlare di voce, e quindi concludo questo articolo con una breve considerazione di carattere fonatorio. In Linguistica, parallelamente a quello di “Semantica” (ovvero il significato di una parola) è fondamentale il concetto di “Prosodia” (il come la si pronuncia, il suo suono). Ebbene, etimologicamente il termine Prosodia deriva dal greco Pros e odê: “vicino” e “canto”.

E questo fatto mi fa venire in mente un’idea…
…Se sappiamo parlare, ci andiamo alla festa dei Venda?!

Si svolge tutti i giorni!! (e se poi sappiamo anche camminare… 🚶)

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Di piccoli spazi di…ferie?

MLV va in vacanza?
Non proprio 👀

È sempre un caos organizzare le ferie in un colettivo, quindi ecco qui qualche info utile:

  • Studios chiude solo le due settimane di agosto (quindi continuiamo a registrare audiolibri)

  • Academy non chiude, o meglio, ci saranno live in agosto [le trovi già sul calendario]

  • Maria Grazia sarà impegnata tutto luglio con Ridere d’Agosto a Genova

  • Francesco aiuterà Maria Grazia

  • Valentina sospenderà le lezioni private fino a settembre (ma fa le live in Academy)

  • Sandro continuerà a litigare con la burocrazia italiana e rivedrà sito e Academy [ormai è diventata una tradizione estiva: rivedere la piattaforma di Academy]

  • Tutti saremo all’opera per chiudere il calendario scolastico 26/27 e ideare nuovi contenuti (qualcuno ha detto podcast?)

Insomma, saremo molto attivi e poco social.


Chi siamo

Maria Grazia Tirasso | Dipartimento Teatrale; regista, autrice, docente teatrale e responsabile della didattica di Mettiamoci la Voce Academy
Francesco Nardi | Dipartimento Teatrale; pedagogista, attore, musicista, docente di arte oratoria e musicalità della voce parlata
Sandro Ghini | Dipartimento New Media; docente di podcasting per UniGe e UniMib, podcast producer, autore del saggio Podcast 3.0 e responsabile di produzione podcast per MLV Studios
Valentina Ferraro | Dipartimento New Media; narratrice di audiolibri, vocal trainer per attori e speaker, responsabile di produzione audiolibri per MLV Studios

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