Ok ok ok.
Qui apriamo il vaso di Pandora.
Settimana scorsa Giulia [aka Distinguersi] e Simona [aka SagheInfinite] mi hanno suggerito di guardare il video delle audizioni di X-Factor perché un ragazzo viene criticato perché “parla in dizione”.
Pochi giorni dopo il saggio-algoritmo-che-veglia-su-di-noi mi spalma in home page di Youtube il video di Valerio Rosso (cuoricini cuoricioni perché è uno psichiatra che parla di PAS 🩷, neurodivergenze e ADHD nello specifico) che argomenta proprio l’audizione che mi ha mandato Simona.
E lui dice tutto quello che avrei voluto dire io, ma lo fa dal punto di vista di un professionista, con i giusti termini e…molto più elegantemente di come avrei fatto io 😂
Ti lascio direttamente il suo video perché include anche l’audizione, quindi ti fai un’idea sia di ciò che è accaduto, sia dell’arrabbiatura stile Cavalcata dell Valchiere che questo ha scatenato dentro di me.
Aggiungo un pezzo a posteriori: dopo aver imbastito questo articolo/episodio, ho scoperto che questo ragazzo bazzica i talent da tantissimi anni, il che mi fa pensare che sia abituato a stare sul palco, a parlare al pubblico e quindi sì, con buone probabilità ha un tipo di impostazione vocale naturalizzata.
Valerio argomenta la questione del bullismo con competenza ed eleganza, mentre io voglio fare un piccolo passo indietro e tornare a parlare della percezione della voce in dizione (che per qualcuno suona falsa per i motivi di cui parlavamo in questa newsletter) e di cosa possiamo e non possiamo “giudicare” nell’altra persona.
Sono Valentina, sul web La Musifavolista e mi occupo di parlato artistico e professionale; sono vocal trainer per attori, speaker e narratori; produco, leggo e valuto audiolibri per le case editrici; organizzo corsi e laboratori in Mettiamoci la Voce Academy.
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[Io ho rispolverato una mini Bialetti e me la sto proprio godendo quando dedico tempo alla scrittura 🩷]
Punto 1. Valutare o Giudicare?
X Factor è un talent show che si occupa di voce cantata.
E dovrebbe valutare la voce cantata.
Dovrebbe.
Ma c’è una profonda differenza tra valutare e giudicare [in Academy Francy ha fatto anche un contenuto dedicato] sia a livello di significato che di atteggiamento, di postura nei confronti dell’altro.
Ora io lo so che potresti rispondermi “sì ma stiamo parlando di X-Factor, quindi parlare di questa differenza è un po’ come dare perle ai porci, ma quando si parla didattica nelle sue varie accezioni, il mio impianto è da facilitatrice e non riesco proprio a fare finta di nulla.
Ora, nel momento in cui un concorrente sale sul palco per essere inserito o meno all’interno di una rosa di artisti che verranno poi preparati, quel concorrente va valutato. Vanno valutate le sue caratteristiche vocali, la sua preparazione, il suo stato evolutivo attuale e lo stato evolutivo potenziale.
Valutare un concorrente in questa ottica significa fare un fotografia dello stato attuale dell’artista [per quel che lo spazio di un’esibizione concede] e comprendere il potenziale di crescita, nonché di collocamento nel panorama pop attuale.
Giudicare è un gesto che riserviamo ad un concorso.
Ma X-Factor non è un concorso.
X-Factor è un talent, quindi un format preposto a scovare nuovi talenti, non a fare una merda le persone che salgono su quel palco o che in generle non corrispondono al desiderata del programma.
Valutare ≠ Giudicare
A voler esssere prezzemolina, potrei anche dirti che chi accedede a queste ultime fasi del programma (perché prima dello show ci sono diverse fasi di selezione) avrebbe diritto a scendere da quel palco con almeno un’indicazione dei propri punti di forza e di quelli critici.
Questo nel mondo che vorrei.
In quello che ci tocca abitare, invece, va diversamente.
Ma sia valutare che giudicar una voce, in realtà, richiede delle competenze specifiche e mirate al “giudice”.
Competenze pedagogiche e vocali che ti consentono di avere lo sguardo aperto e porti diverse domande di tipo tecnico.
Come canta la persona? È intonata? Come gestisce la voce? Com’è il passaggio tra i vari suoni? Va a tempo? La voce veste la melodia? L’interpretazione è coerente? Come si muove nella cover? Quali potenzialità ci sono nella sua voce? Quali i punti di pregio? Quali i punti di miglioramento? Che genere e che stile porta con sé? E via dicendo…
Punto 2. La persona o l’artista?
Nel momento in cui, ad un talent canoro, la persona viene giudicata per come parla e solo successivamente per come canta, si sta giudicando la persona o l’artista?
È vero che nel momento in cui saliamo sul palco noi siamo veste una parte del ruolo artistico, ma contestualizziamo quel palco: quello è un palco per talent, può calcarlo un adolescente, un idraulico che canta ma non ha mai preso una lezione in vita sua, un performer che tenta anche questa strada…ma, a prescindere, si tratta di un palco in cui in potenza salgono persone che non sono abituate ai palchi o a vestire abitualmente il ruolo artistico.
Allora torniamo al punto 1 e lo espandiamo:
Valutare la performance ≠ Giudicare la persona
Se poi partiamo dal presupposto che la voce è un processo che interessa l’intero organismo e che l’asse corpo-voce è in realtà un asse mente-cuore-corpo-voce, contestualizziamo (per l’ennesima volta) il fatto che la voce di una persona porti con sé il sentire della persona. La sua condizione psico-fisica, le sue tensioni e buona parte del suo mondo interiore.
Una voce “impostata” come quella che viene percepita da alcune persone nella prosodia di Matteo, può derivare da una serie di fattori.
Siccome io non sono Matteo e non conosco Matteo, posso solo provare ad ipotizzarne alcuni:
una preparazione artistico-performativa
sul parlato'?
il fatto che questo ragazzo abbia vissuto molti anni in un paese straniero e che abbia una serie di accenti modificati?
un po’ di ansia da prestazione che, magari, crea delle tensioni e ci fa andare in modalità “performance” anche quando ancora non stiamo performando?
il fatto che…parli così? (abbiamo appunto visto anche che questo ragazzo calca i palchi dei talent da tempo)
Quali che siano i fattori che fanno della sua prosodia, dall’alto di quale pulpito, in età adulta, ci permettiamo di prendere in giro o umiliare una persona per il modo in cui fa voce?
Equivale a prendere in giro una persona che abbia balbuzie, difficoltà di linguaggio, rotacismo, accenti regionali marcati, voci arrochite da patologie, o magari che usano protesi fonatorie?
Già non andrebbe fatto in nessuna fascia d’età [e lo dico da persona che è stata bullizzata da bambina e da adolescente] ma quando si passa quell’età in cui tecnicamente la regolazione emotiva è funzionante, mi aspetto qualcosa di più dalle persone.
Svilire qualcuno per come suona la sua voce equivale a svilirlo nella sua integrità e identità di persona nonché nella sua espressione legittima.
Perché la voce è identità. Dentro e fuori dalla performance.
Punto 3. Il parlato artistico/professionale è una performance
La performance canora è una funzione diversa rispetto al parlato naturale e al parlato artistico e professionale. Sono tutti modi diversi di usare la voce.
Il parlato naturale non è un performance. Esattamente come camminare nel supermercato non è fare una maratona.
Il parlato artistico-professionale è un performance o ne è parte. Esattamente come preparare una coreografia, seppur minima, per il prossimo concerto.
Ma se il parlato artistico e professionale -che ha esigenze diverse in base alla specifica professione o funzione- include un buon uso della dizione, esattamente cosa dovremmo contestare a questo perfomer?
Il fatto che pronunci correttamente le parole?
Il fatto che in parte -super semplifico- stia impostando, dunque cantando, la voce?
Il fatto che trasmetta un’idea di compostezza e adeguatezza al contesto palco, e che in questo sia più perfomante dei giudici?
Non so se l’hai visto ma a me tutto questo ha ricordato il film Idiocracy.
Punto 4. Educare alla gentilezza.
Sono sinceramente sconcertata dalla mole di violenza verbale e fisica che gira sui nostri schermi. Da quanto siano normalizzati l’umiliazione, la derisione, il bullismo, la cattiveria gratuita e la discriminazione anche negli aspetti più sottili e apparentemente innocui, soprattutto negli schermi (tv o social ormai poco cambia e poco importa).
Cosa succederebbe se, per una volta, vedessimo un talent in cui i giudici si comportano in maniera accogliente e rispettosa nei confronti dei partecipanti?
Se ci fossero dei grazie, dei prego, dell’empatia e della gentilezza al posto di quel mercato di maleducazione a cui ci siamo (neanche troppo lentamente) abituati?
Mi piacerebbe rifletterne insieme: se fai video, podcast, se hai una newsletter su Subtack e vuoi portare avanti questa discussione pubblicamente, taggami che costruiamo un po’ di dialogo digitale!
Sono Valentina, la tua allenatrice vocale 🎙️
Vocal trainer per attori, speaker e narratori di audiolibri.
Sono la persona dietro gli audiolibri che ascolti.
Alleno il parlato artistico e professionale.
Non insegno: abilito lo strumento e coltivo la sensibilità artistica.
Leggo, produco e post-produco per case editrici.
Responsabile di produzione audiolibri e regista per MLVStudios,
docente e quarto elemento fondante di Mettiamoci la Voce Academy.
Sul web “La Musifavolista” perché ho ben due omonime nell’editoria.
Ho ideato e conduco i Circle Reading® Laboratori di Voce e Lettura Creativa.
Sono endorser per Flare Audio e uso i loro Calmer® per convivere con alta sensibilità e potenziale misofonia; questo link è con affiliazione perciò, se fai acquisti da qui, mi offri un caffè ☕️
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