Ok tu ascolti questo episodio a febbraio (è febbraio, giusto?)
E sai che in questo podcast si parla di voce e audiolibri, ma quello che non sai è che a gennaio mi è successa una cosa pazzesca.
Ora te la racconto: ricevo un invito da Audible per partecipare alla presentazione di Restiamo Intelligenti, l’original book di Paolo Borzachiello che verrà distribuito in esclusiva su Audible.
Perché pazzesca? Anzitutto perché non me l’aspettavo, e poi perché -magia magia- da lì a pochi giorni sarei andata a teatro a vedere…esattamente Paolo Borzachiello nella data di marzo a Genova, quindi tipo super coincidenza-sincronicità-mercurio progrado (che boh, sarà il contrario di retrogrado?)
Quindi mi prendo il mio bel trenino, arrivo nella sede di Audible a Milano (che è fighissima) e mi gusto la presentazione che apre almeno tre argomenti-voragini nella mia testa che discutiamo un po’ qui, un po’ su Substack e un po’ nel blog di Mettiamoci la Voce (p.s. nel blog troverai anche l’intervista integrale che ho avuto il piacere di fare a Paolo proprio quando è venuto a Genova per lo spettacolo).
Mi leggi da smartphone? Allora nel frattempo apri Audible, mettiti in libreria Restiamo Intelligenti e lascia l’app in background, che alla fine della lettura avrai voglia di ascoltarlo.
Partiamo dal punto principale: l’original book Restiamo Intelligenti, ossia un audiolibro originale ed esclusivo che non ha un corrispondente cartaceo; cioè un prodotto nato solamente per l’audio.
Tradotto: coriandoli dalle orecchie, per quanto mi riguarda.
L’idea che un prodotto nasca e viva solo nelle piattaforme audio è un qualcosa a cui faccio la corte da tempo, perché è la concretizzazione del valore editoriale dell’audiolibro.
Perché per quanto si tenda a dimenticarsene, l’audiolibro è un prodotto editoriale che nasce nella stessa filiera di quello cartaceo e prende una diramazione leggermente diversa, fatta di studi di registrazione, professionisti della voce, casting, regia, ore e ore di registrazione, post-produzione e validazione del contenuto.
Ti pare poco? Ti pare meno nobile di una filiera di stampa? A me no.
Vuoi per una questione culturale, vuoi per derive mediatiche, si ha spesso la percezione dell’audiolibro come di un prodotto di serie B che sì, sta lì ma ci sta per promuovere la versione cartacea o giusto per “fare un favore” a chi non ha tempo/voglia/possibilità di leggere…
Non è esattamente così.
Prima di tutto teniamo bene a mente che i servizi per gli ipovedenti non sono quelli di Audible o di Storytel, che sono piattaforme commerciali, ma quelli forniti dalle associazioni di categoria che si occupano di sviluppare audiolibri grazie alle attività dei volontari, e che elargiscono gratuitamente il servizio a chi ne ha diritto certificato.
In secondo luogo, se parliamo di libri e audiolibri, non possiamo dire di “non avere tempo di leggere” perché ascoltare un audiolibro ci impiega più tempo rispetto al leggerlo endofasicamente: 20/25 minuti di ascolto (quindi di audiolibro) corrispondono a 10/13 minuti di lettura endofasica (quindi a mente, sul testo).
Possiamo invece dire di impiegare diversamente un tempo altro da leggere se approfittiamo di momenti di vita nei quali non possiamo fisicamente leggere un libro; attenzione però a non confondere o trasformare l’audiolibro in un prodotto per “riempire i vuoti” perché ad una storia letta ad alta voce bisogna dedicare attenzione, esattamente come faremmo con un testo cartaceo.
Per essere più precisi, prendiamo in esempio un testo da 18000 battute e analizziamo le differenze della tempistica media di lettura endofasica e ad alta voce.
La lettura silenziosa, o endofasica, è un processo puramente cognitivo. Liberato dai vincoli fisici della fonazione, il cervello può decodificare i simboli scritti a una velocità che, per un adulto medio, oscilla tra le 200 e le 300 parole al minuto (WPM - words per minute).
Secondo lo studio di riferimento di Marc Brysbaert (2019), la media per la saggistica si attesta sulle 238 WPM. In questo scenario, leggiamo le nostre 18.000 battute in circa 12 minuti.
Quando leggiamo ad alta voce, entrano in gioco la fisica e la biomeccanica. Dobbiamo articolare i suoni, gestire la respirazione e rispettare la punteggiatura per dare senso al discorso. In questo caso, la velocità scende a una media di 130-150 parole al minuto.
Per le stesse 18.000 battute, quindi, impieghiamo circa 20 minuti. Teniamo anche conto del fatto che la tempistica morbida è una necessità comunicativa: la lettura ad alta voce richiede pause ed enfasi per permettere a chi ascolta di elaborare le informazioni in maniera quanto più completa.
Riassumendo, per leggere un testo di 18000 battute impieghiamo, in media:
10/13 minuti in modalità endofasica
20/25 minuti in modalità enunciata
E arriviamo al libro in sé, che io sto ascoltando in questi giorni perché ho scoperto da poco Paolo Borzachiello (mentre i miei colleghi sono suoi fan da anni) e la sua infinita cura per il linguaggio mi ha profondamente toccata.
In Restiamo Intelligenti -in realtà in tutta la sua attività autoriale- ci racconta di cosa accade nel nostro cervello quando pensiamo o diciamo le parole che usiamo per comunicare; come il cervello e la relativa chimica rispondono al lessico utilizzato, quali sono i falsi miti della comunicazione moderna e quanto è importante imparare a scegliere con cura (e amore, oserei dire) le parole da usare.
Uno dei suoi motti mi ha stregata: “le parole che usi dicono da dove vieni, le parole che scegli dicono dove vuoi andare”.
Cavolo, ma la senti la potenza di questa frase?
Paolo è anche lettore di questo audiolibro (e altri suoi) e questo è un altro perfetto esempio di come, in determinati casi, è essenziale che sia l’autore a leggere sé stesso.
(Nota: parlo della saggistica, nella narrativa è spesso vero il contrario, mannaggia agli autori che pensano di saper fare meglio dei professionisti della voce!)
La voce di Paolo qui ci accompagna letteralmente nelle sue parole e nelle sue ricerche, ed è la guida, tipo la lanterna dell’Eremita, che ci porta verso riflessioni più profonde:
quanta cura usiamo quando scegliamo le parole del nostro eloquio?
quando il cambiamento dipende da noi, sappiamo essere proattivi per muoverci in quella direzione?
e ancora: quanto siamo disposti a modellare, del nostro istinto al linguaggio, alla ricerca della migliore versione di noi stessi?
Domandine semplici, eh?
Ascolta Restiamo Intelligenti e dimmi quali altre domande ti si scatenano sulla pelle 🙂
Pausa caffè nella quale ti ricordo che in Narratrice Nomade non si parla di verità assolute ma di punti di vista personali e professionali, io produco e narro audiolibri per case editrici, sono vocal coach specializzata nella lettura espressiva e insegno online in Mettiamoci la Voce Academy e in presenza a Genova.
Finito il caffè?
Bene, secondo argomento: se le parole che pensiamo e diciamo hanno un impatto sul nostro cervello, cosa succede a quelle che leggiamo?
Specie quando siamo al leggio e stiamo registrando un audiolibro?
L’ho chiesto direttamente a Paolo Borzachiello.
(Nell’episodio ascolti la sua voce e qui ti riporto la trascrizione.)
Valentina: I meccanismi di risposta chimica che avvengono quando interagiamo attraverso le parole, si attivano dentro noi stessi quando parliamo o anche se stiamo leggendo le parole di qualcun altro?
Paolo: Ok, allora il procedimento è esattamente lo stesso. Quindi quando il cervello entra in contatto con una parola scritta, letta, ascoltata, ascoltata intenzionalmente o ascoltata per caso, ok, pronunciata a voce alta da noi stessi o pensata davanti allo specchio. In generale, quando c’è un contatto parola-cervello, succede una magia. Cioè il cervello si accende, evoca delle immagini particolari, delle strutture cognitive che si chiamano frame, le quali addirittura poi producono le reazioni chimiche che sono poi la base della nostra vita, della nostra esistenza. Non importa il modo, se la parola arriva, qualcosa succede.
Valentina: Quindi non gli interessa che sia letta, scritta o pensata?
Paolo: No, per quanto riguarda le reazioni chimiche, assolutamente no.
(...)
Valentina: Quindi in generale possiamo anche dire che leggere ad alta voce può aiutare in potenza a comprendere meglio?
Paolo: Se hai letto in maniera espressiva con un po’ di partecipazione, aiuta a comprendere meglio, perché c’è uno sforzo mentale dell’interpretazione che permette al cervello di elaborare meglio i messaggi. Se fai come facevo io all’università, per cui ripetevo i libri a voce alta, convinto che questo mi facesse imparare meglio, ma nel frattempo non ero concentrato, pensavo a qualcos’altro, no, anzi ti distrai, la mente vola via, il mind wondering, dicono gli esperti di mindfulness. Se invece lo interpreti, sicuramente quello sforzo mentale te lo fa imparare meglio.
In parole povere: quando leggiamo, tutto ciò che leggiamo innesca reazioni cerebrali tangibili, come se pensassimo o dicessimo noi ciò che leggiamo.
Lo viviamo, nel senso quali letterale del termine. E questo fa sì che, nel caso della narrativa, viviamo tutto ciò che accade, dalla prospettiva dialogica di tutti i personaggi a cui diamo voce -voce narrante inclusa-; viviamo vere e proprie esperienze che lasciano un segno nel nostro corpo.
Questo ci dona una prospettiva molto più ampia sulla frase facile: “ci immedesimiamo in ciò che leggiamo”, non trovi?
Ed è quindi interessante poter espandere il ragionamento ad un livello performativo: è realmente possibile non interpretare ciò che stiamo leggendo? E, se non interpretiamo, stiamo reprimendo parte di una risposta che, sulla nostra pelle, si è trasformata in chimica corporea?
Queste domande non le ho fatte a Paolo ma fammi fare qualche ricerca e ci torniamo su in qualche altro episodio.
Se il tema del linguaggio ti appassiona, ti consiglio di seguire Borzachiello; su Audible trovi anche altri suoi audiolibri come Le parole magiche, Le parole ribelli, Le parole giuste, Soft Skills Express - Negoziazione, Da adesso in poi, La chimica segreta delle interazioni umane, Il codice segreto del linguaggio, HCE - Human Connections Engineering.
Oltre ai suoi libri, ti consiglio alcune letture indispensabili -a mio avviso- per affrontare il tema del linguaggio come strumento di cambiamento e di società.
Istruzioni per rendersi infelici - Paul Watzlawick
Il linguaggio del cambiamento - Paul Watzlawick
Di bene in peggio - Paul Watzlawick
La realtà inventata - Paul Watzlawick
Le parole sono finestre oppure muri - Marshall Rosenberg
Grammamanti - Vera Gheno
Potere alle parole - Vera Gheno
Al di là dei libri seguo con molto piacere Francesca di Scrivi ciò che Vivi, per quanto riguarda la scrittura sui social, e Veronica di Linguisticattiva per le curiosità sulla linguistica.
Per amore della trasparenza ci tengo a precisare che questo episodio e la newsletter non sono commissionate, non sono stata pagata per fare pubblicità e, di conseguenza questo è un contenuto #noadv.
Sono Valentina, sul web “La Musifavolista”
Vocal coach per cantastorie: voce parlata, lettura espressiva e canto.
Produco e narro audiolibri per case editrici, faccio tutoring e regia al leggio, sono tecnico di post-produzione di audiolibri e sono la quarta parte di Mettiamoci la Voce®.
Ho ideato e conduco i Circle Reading® Laboratori di Voce e Lettura Creativa.
Sono endorser per Flare Audio e uso i loro Calmer® per convivere con l’alta sensibilità uditiva -probabilmente misofonia- e questo link è con affiliazione perciò, se fai acquisti da qui, mi offri un caffè ☕️
Ho un canale Youtube +5.9k, mi ascolti nel podcast Narratrice Nomade, legato a questa newsletter; ascolti le mia Letture Viandanti ogni giorno su Radio MLV.
