Voci clonate da Youtube: come ci conviviamo?

Scritto il 12/07/2026
da la_musifavolista

Alcune riflessioni a riguardo, idee da condividere e -forse- un paio di vademecum da compilare insieme

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Ora ti metto il player web così non ti spoilero la risposta e ti dico che…

No, o meglio sì, ma non esattamente.

La voce che senti nel primo file è un estratto di lettura del mio amico Lorenzo Pieri, che da anni ha un canale Youtube nel quale legge titoli liberi dai diritti;
la seconda proviene da un profilo social che ha legalmente acquistato quella voce sintetica in un servizio online.

Peccato che Lorenzo non abbia mai fatto clonare la sua voce e, come senti, ha un timbro e una prosodia particolari.

A onor del vero la seconda voce ha delle armoniche leggermente differenti sia per la natura contraffatta del timbro sia per il trattamento audio; ma è indubbio che la voce di Lorenzo sia matrice di quella sintetica, sia in frequenze che in prosodia.

Prima di procedere, una cosa importante: Lorenzo mi ha concesso di parlare di questo avvenimento ma ci tiene a precisare che non è sua intenzione muoversi legalmente in alcun modo, drammatizzare né teatralizzare o strumentalizzare questa vicenda, e io voglio fare altrettanto.

La sua scelta va rispettata.
Non accetterò commenti di critica nei suoi confronti né commenti di natura aggressiva o irrispettosi in qualsiasi forma.

Allora perché parlarne?
Per più motivi:

  • per ragionare sul fatto che, ogni giorno, carichiamo di nostra spontanea iniziativa dati [immagini, foto, audio, voci] su piattaforme private, con interessi commerciali e -con buone probabilità- molta poca trasparenza effettiva (seguirà esempio Instagram)

  • per porci qualche domanda in più sull’utilizzo delle soluzioni AI per la creazione di contenuti per i social: siamo sicuri di averne davvero bisogno?

Bene, partiamo dal semplice.

Come sai, ci sono numerosi canali Youtube nei quali le persone leggono online (trovi anche il mio, aperto nel 2016…a proposito mi sa che mi toccherà fare uno speciale dei 10 anni!) e tanti altri narratory hanno anche canali su Spreaker, Spotify e diverse altre piattaforme podcast.
Ciò significa che queste voci sono reperibili in una serie potenzialmente infinita di siti online dei quali non abbiamo informazioni in merito alla tutela dei contenuti, né ci è realmente possibile verificarne con certezza matematica l’effettiva presenza, perché il web è pieno di cavilli.

Allora che fare? Semplice: controllare le policy delle piattaforme che usiamo di più, per verificare il grado di tutela dei contenuti. Sì certo, ora ci sono un sacco di spunte possibili come “autorizzo/non autorizzo l’azienda blabla a utilizzare i contenuti in modelli di machine learning e addestramento AI”. Bellissimo, allora siamo tutelati? Eh. Boh.
Ma, prendendo in esempio Instagram, se io non autorizzo questo punto ma qualcuno che mi re-posta lo fa…che succede ai miei dati?
L’ho chiesto qualche tempo fa ad Alessandro Vercellotti, amico e legale del digitale con cui abbiamo fatto anche un webinar sui contenuti letti ad alta voce online, ma nemmeno lui ha saputo trovare risposta: ne ha anche parlato in un post dedicato.

E ti dico di più: se fosse successo a me ciò che è successo a Lorenzo [e non escludo che sia successo, considerato che già 4 anni fa avevo trovato un sito di voci AI nel quale c’erano due utenze con timbro e prosodia di Rosanna Lia e Edoardo Camponeschi] non avrei le risorse per garantirmi una vittoria contro un’azienda o una multinazionale.
Chi, nell’ambiente della libera professione/creator, ha effettivamente una potenza di fuoco di quella portata?

Lorenzo ha deliberatamente scelto di non ricorrere alle vie legali; ha contattato il profilo in cui abbiamo trovato [a onor del vero è stato Massimo di Libriproibiti ad accorgersi della cosa] l’audio incriminato, spiegando loro la situazione e chiedendogli di cambiare la voce dei reel.
Questo non risolve il problema alla radice, butta solo un seme di consapevolezza nell’utente che usufruisce di un servizio senza sapere che quella voce è stata rubata.

Allora perché parlare di questa faccenda, se lo stesso Lorenzo non vuole rivolgersi ad avvocati per capire cosa sia successo alla sua voce?

Perché le AI sono tra noi e ci resteranno.
Tutto ciò che abbiamo messo online viene scansionato, recuperato, impastato e poi riproposto dai motori di ricerca AI, dagli agenti AI in risposta a ricerche e perché, oggi, il web è composto di AI. Punto.

Nel mio settore l’AI c’è, ci sarà e non se ne andrà.
Anche nel tuo, quale esso sia.

C’è, ci sarà e non se ne andrà perché una tecnologia alla quale ci siamo abituati -forse viziati- e che viene ovviamente abusata da persone reali.

L’amicə che scrive libri: “non se ne può più di queste AI che scrivono, hanno intasato il mercato!”
Il feed del suo profilo social è pieno raso di immagini AI.

L’amicə che legge audiolibri: “basta con le voci AI, ci rubano il lavoro!”
Gestisce il piano editoriale con le AI.

L’amicə che dipinge: “che schifo, tutto AI, non apprezzano più il mio lavoro!”
Si fare i tarocchi dalle AI.

L’amicə che legge i tarocchi: “ma dai, ma persino il mio lavoro ora è tutto AI”
I video dei suoi social sono tutti AI.

Perché poi, all’osso, si riduce tutto lì: sostituiamo la creatività e l’empatia con strumenti che non possono averne né darne.

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E io? Ne sono esente?
Uso Notebook LM per organizzare il mio piano di studi, ho chiesto una volta a Gemini di ritrarmi in stile Muppets, quando sono di corsa le lascio sbobinare le puntate del podcast e, a volte, mi faccio bastare la risposta di AI overview.

Anche tu, che leggi, se stai pensando “ah no, io non la uso” sei consapevole del fatto che il smarpthone sia intriso di AI e che le ricerche web che fai, ormai, passano quasi tutte da AI?

Non ne usciamo.
Soprattutto se ci lanciamo nella distraente gara del “ah io la uso meno di te, gne-gne”. Perciò l’unica cosa che possiamo fare -secondo me- è scegliere in che modo vogliamo conviverci.

E te lo dico con la consapevolezza che, se domani mattina gli editori con cui collaborano tagliano fuori gli studi non centrali [noi siamo a Genova, non a Roma né a Milano] e li sostituiscono con le AI, chiamo il commercialista e gli dico “è stato bello, finché è durato, addio e grazie per tutto il pesce”.

Vogliamo contrastare l’AI nel nostro settore?
Non abusiamone in quello degli altri.

Quindi ti va di ideare due vademecum con me?
Il primo dedicato a proposte sul tema “cosa possiamo fare per tutelare le voci” e l’altro al “come possiamo disintossicarci dall’uso delle AI nel nostro quotidiano”.

Vademecum 1 - cose che potremmo fare per tutela della voce/contenuto

  • fare una colletta per ideare e formalizzare un marchio “Made by Human” o “Human Voice” che certifichi l’umanità del contenuto

  • unirsi nella nella richiesta della creazione di un bollino da apporre obbligatoriamente sulla copertina dell’audiolibro, per indicare che quel contenuto è scritto e/o letto da voce sintetica: da consumatrice voglio poter evitare anche solo di aprire l’antperima di un contenuto simile

  • assoldare collettivamente uno studio legale affinché passi al setaccio le policy delle piattaforme che usiamo per essere certi dell’uso che verrà fatto dei nostri contenuti

  • avvisare le persone che conosciamo quando incappiamo in contenuti che usano palesemente rivisitazioni AI di voce/immagini/testi di loro conio e, perché no, avvisare i profili che le usano che stanno usando qualcosa di potenzialmente clonato

  • seguire le iniziative e le cause nazionali e internazionali, e sostenere il complesso di attività di sensibilizzazione o contrasto già in corso [qui il post di ANAD di aprile]

  • tenerci informati, magari con aggregatori di notizie che ci riportino articoli e news sul settore che interessa monitare dai potenziali danni AI

  • imparare a segnalare i contenuti illeciti, rubati, piratati e clonati anziché passarci sopra se non sono del nostro settore

  • indire delle riunioni/brainstorming per raccontarci sviluppi ed esperienze reciproche, tenerci informati, tenerci attivi anche solo nello sguardo che abbiamo sul mondo artistico e professionale

Cosa ti va di aggiungere?

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Vademecum 2 - cose che potremmo fare pr disintossicarci dalle AI

  • quando non possiamo evitare l’AI, usarla consapevolmente in termini di qualità e quantità: quella ricerca posso farla da sola oppure ho davvero bisogno che sia lei a farla al posto mio? Mi serve davvero quel contenuto fatto da AI oppure posso farlo io in maniera più artigianale?

  • usare dei browser che -per adesso- non usano AI [ad esempio Ecosia]

  • cercare di aggirare l’algoritmo usando i social in maniera diversa: prediligendo le newsletter, i blog e quelle forme di comunicazione più lente, meno scroll-friendly, che dobbiamo deliberatamente scegliere

  • ri-educarci all’ascolto [in questo gli audiolibri sono fenomenali] tornando a seguire contenuti più lunghi degli stramaledetti 30 secondi

  • accettare i contenuti imperfetti, nostri e altrui, e guardare un video anche se la copertina non è superfigAI o leggere un post anche non è ottimizzAIato a livello grafico

  • potremmo provare a tornare alle relazioni umane [qui la lista di proposte si allarga un po’]

  • lasciar vuote le casse automatiche e fare coda al supermercato, perché tanto non sono quegli 8 minuti di fila a cambiarci la vita

  • guardarci negli occhi quando siamo sui mezzi, non viviamo incollati con il cellulare in mano

  • considerare di usare le banche del tempo, le librerie digitali libere, il prestito, lo scambio e, perché no, il baratto

  • accogliere i tempi naturali nelle interazioni, nelle risposte, nelle comunicazioni: fanMulo le spunte blu e la supposta necessità di rispondere subitosubitosubitoprestocheètardi alle mail e ai DM; siamo persone, abbiamo tempi umani

  • telefonare alle persone che amiamo, evitando i monologhi via messaggio audio

Lo so, gli ultimi punti non sono direttamente collegati alle AI, ma collegano le persone. E questa mi sembra la forma migliore di resistenza ad un mondo sempre più distAIccato.
Mi aggiungi qualche idea?

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Sono Valentina, sul web “La Musifavolista”

Vocal trainer per attori, speaker e amanti del karaoke.

Produco e narro audiolibri per case editrici, faccio tutoring e regia al leggio, sono tecnico di post-produzione di audiolibri e sono la quarta parte di Mettiamoci la Voce®.

Ho ideato e conduco i Circle Reading® Laboratori di Voce e Lettura Creativa.

Sono endorser per Flare Audio e uso i loro Calmer® per convivere con l’alta sensibilità uditiva -probabilmente misofonia- e questo link è con affiliazione perciò, se fai acquisti da qui, mi offri un caffè ☕️

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Ho un canale Youtube +6k, mi ascolti nel podcast Narratrice Nomade, legato a questa newsletter; ascolti le mia Letture Viandanti ogni giorno su Radio MLV.

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