Per registrare audiolibri non serve saper leggere

Scritto il 31/05/2026
da la_musifavolista

E altre mezze verità

Se la bravura non serve a un 🚀

Nota: l’episodio in audio è un po’ colorito.
La versione scritta non sarà da meno.

Se mi segui da un po’, conosci le mie “pippe mentali” sull’importanza della preparazione artistica al leggio. Sai quanto io creda che l’editoria audio vada supportata acquistando gli audiolibri, che la selezione della voce sia vitale e che l’audiolibro non può essere ridotto a un enorme spot per il libro cartaceo.
Negli ultimi anni ho visto una rinnovata attenzione nella scelta dei narratori, supportata da un aumento esponenziale delle produzioni e, di conseguenza, ho avuto modo di interfacciarmi con diverse realtà per proporre il nostro studio.

Partiamo dal fatto che, in un paio di casi, ho avuto a che fare con persone realmente maleducate, individui che probabilmente pensavano di avere i genitali goffrati in foglia d’oro e si sono permessi di trattare noi e altri studi piccoli [perché, oggettivamente, siamo uno studio piccolo] come fossimo piante ornamentali di cattivo gusto, dimostrando l’importanza di un minimo di educazione emotiva anche nei luoghi di lavoro artistici e pseudo-umanistici.

Ma, al di là di questo, tutto mi sarei aspettata fuorché di ricevere la risposta che mi è arrivata qualche giorno fa da una produzione di cui, per ovvi motivi, non farò il nome e che ho trovato tristemente simile ad altre già ricevute.

In seguito a una nostra proposta commerciale, in cui mettevo a disposizione il parco voci con cui lavoriamo (professionisti scelti esclusivamente sulla base di bravura, tecnica ed efficacia della lettura tra cui anche attory e doppiatory in fervente attività), mi sento rispondere che sì, meh, però preferiscono lavorare con voci note perché i loro libri, cito testualmente:

“Necessitano di un nome conosciuto per trainare gli ascolti”.

Aspetta, facciamo una bella cosa, ecco lo screenshot debitamente reso anonimo, quindi super risicato.

Non è la prima volta che ricevo una risposta simile e, sinceramente, fatico a capirla.

Ma cosa significa?
Cosa significa che il nome deve essere noto per trainare un ascolto?
Parliamo di audiolibri: il connubio perfetto dovrebbe essere una storia che funziona e una lettura che funziona.

Sia chiaro: è ovvio che, in alcuni casi, la scelta della voce famosa fa parte di una strategia commerciale, ne abbiamo già parlato in qualche altro episodio, ma…basare un’intera produzione, un intero catalogo, solo su questo?

E poi nomi noti o persone più conosciute cosa significa?

Con più follower?
Con un seguito di che tipo, stabilito da chi?
Con una propria pagina di Wikipedia?
Con un certo tipo di influenza ne mondo dell’audiolibro e, in questo caso, di nuovo, definito in che modo? Con che criteri?

Avrei preferito un “guarda, grazie siamo a posto” o “non ci interessa”, punto.

Perché in questa risposta c’è un sottotesto potenziale -voglio lasciare il beneficio del dubbio- che trovo di cattivo gusto: le persone che lavorano con voi non sono abbastanza.

Escludendo le voci effettivamente emergenti, parliamo di voci che sono già state selezionate da diversi editori e hanno già letto per loro, quindi -di nuovo- cosa significa che una voce deve essere più conosciuta?
Specifico anche che non sto parlando di storiche o gigaboliche produzioni, dalle quali mi aspetto più facilmente una risposta del genere perché abituata a lavorare, effettivamente, con nomi molto noti anche al di là del segmento audiolibro.

Se a questo tipo di risposte uniamo il rumore di fondo del web -dove ti dicono che basta inviare un’email per lavorare, che un narratore viene pagato 300€ all’ora [sì, vabbè, ciao] o produzioni che pretendono il microfono ultra professionale -salvo poi scoprire che registrano con la gente a casa con i microfoni USB- quello che otteniamo è un pezzo di settore che rischia di perdere l’occasione di potenziare l’aspetto “lavorativo”, diventando solo un pigro catchy upselling del testo cartaceo o l’ennesima vetrina dove si antepongono i numeri alle competenze.

Vogliamo finire anche qui nel girone infernale per cui le giovani leve (spesso giovani solo in senso lavorativo) devono sempre aspettare dietro una porta, pregando che prima o poi cada dal cielo la possibilità di farsi ascoltare?

Te lo dico nella massima trasparenza: se avessi la potenza di fuoco [leggi: soldi] necessaria, amplierei il nostro studio e lavorerei solo con persone sprovviste di nome noto, magari con i loro home studio, che hanno una qualità pazzesca ma non hanno la possibilità di dimostrare il proprio valore (e che, spesso, sanno farsi anche da fonico e da tecnico di post).
Viviamo tempi e tecnologie per cui la regia da remoto è ben più che possibile, quindi perché no?

Non sto generalizzando e non voglio unire la mia voce a quei cori che parlano di “caste” o di “mafie” perché non è questa la visione/esperienza che ho di questo settore; lavoro con editori straordinari che sono lontanissimi da questa mentalità. Ma fatico a mantenere la centratura quando tre elementi mi sfanalano contemporaneamente nello specchietto retrovisore:

  1. Il rischio AI: se ci limitiamo ai nomi noti per i bestseller, per tutto il resto cosa faremo? Useremo le voci sintetiche?

  2. Il talento sommerso: conosco narratrici e narratori dalla bravura spaziale che, per mille motivi, non sono “nomi noti”. Professionisti che si stanno facendo il mulo a strisce per rimanere nel settore e che davanti a queste risposte restano con un “vaffanmulo” incastrato tra i denti perché è esattamente così che non diventeranno/diventeremo nomi noti e/o riconosciuti come validi nel settore.

  3. Il disinteresse per le storie: a mio avviso, a questo tipo di produzioni, dei libri non frega davvero nulla. E da lettrice, prima ancora che da professionista, questa cosa fa male.

Ho il sincero bisogno di ricevere un tuo parere: cosa ne pensi?

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Proprio nei giorni scorsi rispondevo a un post su Instagram di Marco Benedetti, in cui si parlava del mestiere del doppiatore e di come sia difficile raggiungere certi livelli senza una formazione artistica e umanistica di base. Quella che ti consente, banalmente, di comprendere il testo che stai leggendo.

Se si lavora nell’editoria audio, a qualsiasi livello, come diavolo è possibile non amare i libri? E non dirmi che volerli vendere a tutti i costi sia una forma d’amore.

Se ami la letteratura, lo sai che serve una sensibilità artistica per toccare questo materiale. Che si tratti di scrittura, lettura, traduzione o grafica, se non siamo in grado di viverla sotto la pelle, quella storia, non siamo in grado di fare il nostro lavoro. Punto.

Esce in ogni intervista che faccio, in ogni lezione della nostra Academy: i libri che leggiamo ad alta voce finiamo sempre per abitarli un po’, anche quando non rispecchiano i nostri gusti. Lo si fa per professionalità, ma soprattutto per curiosità, rispetto e amore per le storie.

E mi dispiace, ma un alto numero di follower su Instagram non è necessariamente indice né garanzia di tutto questo.

Per chiudere in bellezza: il dato dei 300€ per ora finita

Ho visto post [copiati da altri post, riportati da altri post che al mercato mio padre comprò] nei quali si diceva che leggendo audiolibri si guadagna in media fino a 300€ per ora finita.

Balle.

Alcuni nomi noti forse sì, ma la verità è che ci sono tariffe diverse per servizi e produzioni diversi. Qualcuno prende 35/40€ per ora finita, qualcuno 120€; qualcuno ha bonus aggiuntivi e/o rimborsi spese, altri no; qualcuno -purtroppo- lavora ancora in revenue sharing e altri ancora svendono il lavoro per 1€ a cartella sui servizi online (che sono molto più utilizzati di quanto si creda).

Anche qui, non ci sono verità assolute.
Un riferimento medio sì, può aggirarsi intorno alle 80€ per ora finita, ma si basa su quelle produzioni major che hanno reso questo prezzo “il prezzo medio” negli ultimi anni.

15 anni fa registrare audiolibri pagava, ora manda più o meno in pari i costi di produzione, specie se non si è veloci (e qui so di aver punto sul vivo alcune persone che mi leggono, lo so, scusate, vi voglio bene).
Le singole realtà e le rispettive verità in merito ai costi sono più variegate, e non è possibile pensare che esista un prezzo che risponde a tutte le necessità del momento, posto inoltre che il momento vede le voci vere -studi inclusi- non giocano la stessa partita delle voci AI - che sono super, super, super, super, super sottocosto.

Ah, il secondo screenshot, quello di cui ti parlo nell’episodio e di cui mi interessa molto meno mantenere l’anonimato:

…beh, come va con la tua camomilla?
Io vado a chiedere un Tavor a mia nonna.

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Nel mio Kobo

Ho abbracciato Sally Rooney per la prima volta e, in quell’abbraccio, ho trovato un gruppo di amici, un pezzo di me stessa e forse un pezzo di umanità.

Gli spazi piccoli nei quali ci rifugiamo per non disturbare, i timori che non sappiamo di condividere, gli affetti sbocconcellati, le famiglie che vorremmo lasciarci alle spalle e quelle che costruiamo strada facendo…

Tutto questo in una scrittura che scivola sotto le mani come lenzuola di seta.

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Sono Valentina, sul web “La Musifavolista”

Vocal trainer per attori, speaker e amanti del karaoke.
Produco e narro audiolibri per case editrici, faccio tutoring e regia al leggio, sono tecnico di post-produzione di audiolibri e sono la quarta parte di Mettiamoci la Voce®.
Ho ideato e conduco i Circle Reading® Laboratori di Voce e Lettura Creativa.

Sono endorser per Flare Audio e uso i loro Calmer® per convivere con l’alta sensibilità uditiva -probabilmente misofonia- e questo link è con affiliazione perciò, se fai acquisti da qui, mi offri un caffè ☕️

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