13 giugno

Scritto da 13/06/2026
la_musifavolista

Quella mattina in galleria ho capito cosa ci mancava

di Sandro Ghini

Treno regionale, una mattina qualsiasi. Il convoglio entra in galleria. Zero segnale. La mano va sul telefono per riflesso — prima ancora che la testa l’abbia deciso. Schermo vivo, ma niente da caricare.

Quaranta secondi. Un minuto.

E poi succede qualcosa: la mente inizia a muoversi da sola. Un pensiero porta a un altro. Una frase affiora. Un’idea si forma, precisa, come se stesse aspettando solo di avere un momento libero.

Poi il treno riesce dalla galleria. Il segnale torna. Quello stato si dissolve in tre secondi.


C’è uno studio del 2021 che ha monitorato le interazioni reali di un gruppo di persone con i propri smartphone. Il dato che colpisce non è quanto tempo passavano sul telefono. È che il 90% delle interazioni erano auto-iniziate: le persone prendevano il telefono da sole, spontaneamente, come risposta automatica a ogni minimo calo di stimolazione.

Quei momenti di bassa stimolazione hanno un nome: micro-noia. Non la noia profonda di una domenica vuota. Quella minuta, situazionale, che emerge nelle code, nelle transizioni, nei cinque secondi tra un compito e l’altro.

La micro-noia non è un problema. È una spinta. La domanda è: verso cosa spinge, oggi?

immagine con regolare licenza Freepick by pikisuperstar

Per decenni, i contenuti audio hanno abitato questi spazi. La coda alle poste. I piatti da lavare. L’attesa in tangenziale. In quei momenti, la micro-noia apriva naturalmente la porta all’ascolto: ho un vuoto, voglio qualcosa di soddisfacente, metto su qualcosa.

Quegli spazi esistono ancora. Ma non come stato psicologico: lo scroll li intercetta prima che si formino.

Il problema non è che il podcast - o l’audiolibro, o anche la semplice musica - ha perso uno spazio di fruizione. È che ha perso la condizione in cui chi ascolta lavora meglio.

Le neuroscienze la chiamano Default Mode Network: la rete cerebrale che si attiva nei momenti di quiete cognitiva. Produce elaborazione narrativa, connessioni tra idee, costruzione di senso. È esattamente quello che succede quando ascoltiamo con attenzione: non siamo ricettori passivi, siamo co-costruttori. Lo scroll la spegne. Un buon contenuto vocale la accende.

Questo cambia qualcosa per chi produce contenuti con la voce — in qualsiasi formato.

Non basta essere presenti dove le persone potrebbero ascoltare. Bisogna avere la forza di distrarre da qualcosa che già occupa la loro attenzione. E bisogna progettare l’ascolto in modo che la mente abbia spazio per lavorare insieme alla voce — non solo seguirla.

Il vuoto non era il nemico. Era la porta.

La galleria, quella mattina, non era un disservizio. Era un incidente che ha rivelato uno stato mentale che non riuscivo più a raggiungere da solo.

Se lavori con la voce, vale la pena chiedersi: i tuoi contenuti lasciano quello spazio? O lo saturano?

Iscriviti ora


Quando la voce non basta nel teatro di prosa…

Maria Grazia Tirasso

…e si fa ricorso al microfono, fatemelo dire, non è veramente teatro. Capisco che proiettare la voce sia passato di moda, a quanto pare, ma concedetemi una riflessione da anziana signora: una volta senza microfono si arrivava in fondo alla platea. Invece oggi lo chiamiamo “scelta registica”.

Il microfono nella prosa non è una soluzione: se un attore non arriva in fondo alla platea, il problema non è lo spazio teatrale, è la tecnica vocale!
E allora, che fare? La cosa più banale: togliamo i microfoni e rimettiamo al centro lo studio serio della voce, l’allenamento su respiro e proiezione vocale, tenendo presente che chi progetta uno spazio teatrale tradizionale, di norma, ne cura anche e soprattutto l’acustica.

Il microfono può servire, certo. Quando si recita all’aperto, quando lo spazio non è un teatro e quindi non ha un’acustica ottimale. Potrei dire anche quando chi recita non è un attore… ma non vorrei ricadere nella polemica (anche se oggi chiunque “fa spettacolo”…)
Il punto è che, se parlare al microfono diventa indispensabile nella recitazione, stiamo solo coprendo un problema invece di risolverlo.

Lascia un commento


Il clan delle cicatrici - ultima puntata

Esce oggi l’ultima puntata del Clan delle Cicatrici, concludendo questo viaggio nelle storie vere di ordinaria violenza di genere.

Sono stati mesi intensi, nei quali abbiamo pensato a lungo ai “numeri” e quanto davvero contino.
Un podcast di questo tipo si può promuovere? E se sì, come?
Se il reale intento è raggiungere quante più persone affinché sentano le proprie voci/esperienze riverberate, perché possano sentirsi meno sole se hanno vissuto o vivono situazioni analoghe, qual è il modo più rispetto di concepire la “promozione”?

Noi abbiamo scelto di promuovere questo podcast partendo dal basso, con un passaparola fatto di messaggi (veri), di piccole presentazioni, di incontri in persona nei territori che conosciamo.

La risposta fin è stata contenuta ma estremamente calda: Silvia ha ricevuto messaggi bellissimi, nuove storie e tanta emozione, anche in forma di abbracci.

Ad oggi non sappiamo se ci sarà una seconda serie, ma sappiamo che Il Clan delle Cicatrici continuerà a girare [a novembre saremo inclusi in un ciclo di eventi in provincia di Genova] e, sicuramente, continuerà a girare nei nostri cuori.


Ritiri di scrittura e dove trovarli

🗓️ 3-5 luglio
📍Cavatore, Alessandria
⭐️ Docenti: Barbara Fiorio e Marco Magnone
👥 20 persone

Partendo dalle idee dei partecipanti, si esploreranno i fondamenti della costruzione di una storia: il protagonista, il conflitto, l’esigenza drammatica, la struttura narrativa e il rapporto tra la propria scrittura e il mercato editoriale contemporaneo.

Il weekend inizierà venerdì 3 luglio a L’Orto dei Nonni, a Cavatore (AL), dove avranno luogo le attività di formazione e i pasti. Sabato sera, invece, una festa speciale al Cartino con gli autori e le autrici Book on a Tree.

  • Sessioni di teoria e formazione assieme agli autori

  • Laboratori di scrittura e sviluppo progetti che parlano a un pubblico adulto

  • Confronti sulle tendenze narrative e sul panorama editoriale contemporaneo

  • Pitch review finale

    Iscriviti al weekend

Ascolti la radio?

Perché non ascoltare anche la nostra?

Ascolta Radio MLV, la radio che racconta storie 🎧

La web radio in cui trovi assaggi di libri, audiolibri interi, racconti e le letture ad alta voce delle/gli academist che hanno così uno spazio tutto loro in cui farsi sentire 💙
Sì perché Radio MLV è il nostro piccolo posto felice: no-profit, senza pubblicità, zero algoritmi e tutto il bello della relazione attraverso la lettura.

La trovi per iOs , Android e WebApp 📱

Per fare voce con noi

MLV (Mettiamoci la Voce) è un collettivo di professionisti dedicato alla lettura espressiva e la narrazione audio.

Formazione per narratori di audiolibri e donatori di voce.
Produzione di audiolibri e podcast.
Divulgazione su voce, lettura espressiva e comunicazione.

Vuoi unirti alla nostra Academy?
scuola.mettiamocilavoce.it/

Vuoi proporti come voce narrante per noi?
Fallo solo da questo link (non via mail)

Vuoi produrre il tuo audiolibro o il tuo podcast con noi?
Per l’audiolibro scrivi a valentina@mettiamocilavoce.it
Per il podcast scrivi a sandro@mettiamocilavoce.it

💌 Narratrice Nomade - il Substack di Valentina sugli audolibri
💌 Podcast 3.0 - il Substack di Sandro sul podcast

Vuoi ricevere queste mail in casella?