Voce e Cibo: cosa dice la scienza
(oltre ai rimedi della nonna)
Valentina Ferraro
Se lavori con la voce, probabilmente ti sei già trovato davanti al dilemma del menù pre-performance:
“Posso mangiare questo formaggio?”
“Il caffè mi distruggerà le corde vocali?”*
“Il limone fa davvero miracoli per la voce?”.
Se sei anche in Academy…beh hai visto che c’è un webinar dedicato a cura della dottoressa Samantha Lombardo, che ci ha chiarito un bel po’ di dubbi.
Se non sei in Academy, eccoti un estratto di ciò di cui parla il webinar ;)
Quando vogliamo orientarci tra “cibi che fanno bene/male alla voce”, spesso ci affidiamo al passaparola o a generiche liste di cibi proibiti trovate online.
Tuttavia, guardando ai dati ufficiali e alla fisiologia, la realtà è molto più sfumata (e per fortuna, meno punitiva).
Ecco cosa sappiamo davvero sull’influenza dell’alimentazione sulla voce, distinguendo tra scienza e falsi miti.
Non esistono cibi magici, ma lo “stato generale” conta
L’idea che esistano singoli cibi miracolosi o demoniaci per la voce è scarsamente supportata: non è la singola fetta di torta a cambiare la tua performance, ma il tuo stato nutrizionale complessivo.
Studi recenti (come quelli di Kang et al., 2024) mostrano che la disfonia è spesso associata a uno scarso stato nutrizionale generale o a carenze specifiche, come quella di Vitamina A, piuttosto che a un singolo “sgarro” alimentare.
Una dieta varia ed equilibrata è la miglior polizza assicurativa per la tua laringe ;)
L’idratazione è l’unica vera regola d’oro
Se c’è un dato su cui la scienza non ha dubbi, è l’acqua.
Una revisione sistematica degli studi (Alves et al., 2017) conferma che la disidratazione peggiora concretamente i parametri acustici della voce e aumenta la percezione di raucedine.
Bere acqua migliora l’efficienza vocale e riduce la fatica percepita.
Attenzione però: l’idratazione richiede tempo per arrivare ai tessuti!
Non basta bere un litro d’acqua dieci minuti prima di andare in scena; serve costanza durante tutto il giorno.
Il vero ostacolo: digestione e reflusso
l reflusso gastroesofageo è un irritante reale per la mucosa laringea; le bevande molto acide, per esempio, possono peggiorare acutamente la qualità vocale.
Inoltre, c’è un fattore meccanico spesso ignorato: la digestione richiede energia (il dispendio energetico aumenta dal 10 al 30% dopo un pasto) e tempo (fino a 4 ore per le proteine animali).
Un pasto pesante prima di una performance non solo rischia di favorire il reflusso, ma ruba energie preziose e crea gonfiore addominale che ostacola il corretto movimento del diaframma. Il consiglio pratico? Prima di una performance, meglio carboidrati semplici o spuntini leggeri (cracker, frutta secca) che sono più facili da gestire per il corpo rispetto a cibi più complessi o processati.
Sfatiamo i miti: latte, limone e acciughe
Grazie alle ricerche, possiamo finalmente sfatare alcune leggende metropolitane:
Il latte crea muco?
Non ci sono evidenze scientifiche che il latte causi muco, a meno che tu non sia intollerante al lattosio. Se lo digerisci bene, non è un nemico.Acqua e limone fanno miracoli?
No, possono essere piacevoli, ma non “puliscono” le corde vocali né fanno miracoli curativi.Le acciughe salate per la voce?
Un vecchio rimedio dei cantanti, ma privo di fondamento scientifico.
Forse toglievano la fame o spingevano a bere di più, ma non hanno proprietà dirette sulla fonazione.
I cibi che irritano e infiammano generano una risposta sistemica, e se anche tu -come la maggior parte delle persone- accusi quella risposta…beh, non mangiarli prima della performance!
La strategia vincente si basa su tre pilastri:
mantenere un’idratazione costante
evitare alimenti irritanti e indigesti
curare il proprio stato nutrizionale
In sostanza torniamo sempre alla “solita solfa”: ascolta il tuo corpo.
Se un cibo ti provoca pesantezza o reflusso, evitalo prima di usare la voce.
Per il resto, goditi il pasto (magari dopo lo spettacolo).
☕️ Hey ma…non hai parlato del caffè!
Lo so, ne parliamo in un’altra newsletter (perché sul caffè, ne ho di cose da dire!!!)
Il Production Effect
Perché la voce è il miglior “evidenziatore” della mente
Vi è mai capitato di leggere una pagina intera e, pochi minuti dopo, avere la sensazione che non sia rimasto nulla? Non è colpa della difficoltà del testo. E spesso non è nemmeno colpa della distrazione. Semplicemente, leggere in silenzio è un atto mentale che a volte scivola via senza lasciare una traccia profonda.
La ricerca cognitiva1, però, ha osservato da tempo un fenomeno che noi di Mettiamoci la Voce® troviamo affascinante perché conferma quello che viviamo ogni giorno: quando leggiamo un testo ad alta voce, lo ricordiamo meglio.
Non è una sensazione: è un meccanismo scientifico preciso che prende il nome di Production Effect.
Cos’è esattamente il “Production Effect”
Il concetto è semplice quanto potente: le informazioni che “produciamo” vocalmente si ancorano nella memoria con più forza rispetto a quelle che assorbiamo passivamente nel silenzio della mente.
Attenzione però: non è una questione di stile, di “bella voce” o di interpretazione attoriale. La differenza la fa l’atto fisico in sé.
È il momento in cui decidiamo di dare corpo alle parole, di sentirle vibrare e uscire da noi.
Quando leggiamo ad alta voce, il cervello smette di decodificare semplici segni grafici su un foglio. Inizia un lavoro complesso e meraviglioso che coinvolge il sistema motorio (la bocca, il respiro), il sistema uditivo (l’ascolto di sé) e la percezione del proprio corpo come fonte sonora.
Il contenuto smette di essere un concetto astratto e diventa un’esperienza fisica, “distinta” e riconoscibile.
Non serve fare teatro
C’è un punto fondamentale che spesso viene frainteso e che ci teniamo a chiarire: per attivare questo potenziamento della memoria non serve essere efficaci a livello espressivo.
La ricerca scientifica è stata molto chiara su questo. Alcuni studi hanno messo a confronto la lettura ad alta voce con forme di produzione più complesse e “spettacolari”, come il canto. Il risultato? Sorprendente nella sua semplicità: cantare non produce un vantaggio di memoria superiore rispetto alla semplice lettura parlata.
Questo ci dice qualcosa di liberatorio: non è l’enfasi drammatica a fissare il ricordo. È la produzione vocale in sé. È l’atto di dire, di sentire la propria voce, di riconoscere quelle parole come “proprie” nel momento in cui vengono pronunciate. È questo che rende l’informazione stabile e duratura.
Perché la voce rende il contenuto indimenticabile?
Dal punto di vista cognitivo – e qui torniamo alla nostra visione olistica – la voce aggiunge una terza dimensione al testo. Il nostro cervello è programmato per ricordare ciò che si distingue dal rumore di fondo, ciò che rompe l’uniformità. La voce fa esattamente questo: crea distinzione.
Trasforma un testo piatto in un evento sonoro, situato in un tempo e in uno spazio precisi. Ecco perché leggere ad alta voce è uno strumento così efficace per lo studio, per la formazione e per la scrittura (rileggere i propri testi ad alta voce è il miglior editing possibile, lo diciamo sempre).
Non perché sia una magia che rende tutto facile, ma perché rende il contenuto presente.
Una strategia cognitiva alla portata di tutti
Se la memoria migliora quando usiamo la voce, allora dobbiamo smettere di considerare la lettura ad alta voce come una pratica “infantile” o scolastica. È una vera e propria strategia cognitiva.
Vale per lo studente, vale per il professionista che prepara un discorso, vale per chiunque voglia capire e fare davvero suo ciò che legge. Ancora una volta, la voce si dimostra per quello che è: non un semplice accessorio estetico, ma una leva potente per la nostra mente e la nostra consapevolezza.
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Fonti citate
Whitridge, J., Huff, M., Ozubko, J., Bürkner, P., Lahey, C., & Fawcett, J. (2024)
Singing Does Not Necessarily Improve Memory More Than Reading Aloud
Experimental Psychology
👉 https://doi.org/10.1027/1618-3169/a000614
Roberts, B., Hu, Z., Curtis, E., Bodner, G., McLean, D., & MacLeod, C. (2023)
Reading text aloud benefits memory but not comprehension
Memory & Cognition
👉 https://doi.org/10.3758/s13421-023-01442-2
Busch, B., & Watson, E. (2019)
The One About Reading Out Loud
The Science of Learning
👉 https://doi.org/10.4324/9780429461545-35
