Quando nasce il radiodramma
Maria Grazia Tirasso
Siamo negli anni Venti del Novecento in Inghilterra: la giovane emittente radiofonica BBC decide di dare voce alle storie utilizzando la radio che si basa esclusivamente sul suono, proprio nel periodo in cui domina il cinema che invece vive solo di immagini perché è ancora muto. Ma la radio queste immagini è in grado di evocarle, tramite la voce degli attori e una storia intrigante. Tentativi di adattamenti da opere teatrali, lasciano presto il passo a testi scritti appositamente per essere recitati solo in voce.
Richard Hughes ha solo 24 anni quando scrive il primo radiodramma originale Danger, trasmesso in diretta il 15 gennaio 1924 nel cosiddetto prime time, ossia la fascia oraria 19.00-21.00, caratterizzata dai più alti livelli di ascolto nell’arco della giornata.
“Il nostro pubblico era abituato a usare gli occhi - dirà Huges trent’anni più tardi - noi lo stavamo introducendo a un mondo completamente cieco. Col tempo avrebbero accettato queste nuove convenzioni, ma come avrebbero reagito in questa prima occasione? Meglio render loro la vita facile, almeno la prima volta.”
L’idea vincente per rendere facile la vita agli ascoltatori è mettere anche i personaggi nella loro stessa situazione, cioè privarli della possibilità di vedere. Infatti la storia narra di tre uomini intrappolati da una frana in una miniera allagata. La vicenda, immersa com’è nell’oscurità, non potrebbe essere proposta in teatro e men che meno al cinema.
L’emittente, un po’ per marketing, un po’ per cautela, dà un annuncio singolare: allontanare i bambini per evitare di impressionali e per gli ascoltatori adulti, provare a spegnere le luci e restare al buio. Singolare, ma efficace perché le voci possono suscitare emozioni tanto e forse più delle immagini e quanto mai centrato il consiglio dell’oscurità che affina l’attitudine del pubblico all’ascolto tramite l’azzeramento temporaneo della vista.
Danger riscuote un successo enorme di pubblico e critica.
Nasce così una nuova forma di rappresentazione in cui la parola è al centro e la voce ne è il veicolo assoluto. Naturalmente non basta, perché si presenta la necessità di ricreare effetti sonori E allora gli attori recitano con la testa dentro a cilindri di carta per simulare l’effetto del suono nel tunnel e un’esplosione viene ricreata facendo scoppiare un sacchetto di carta nella stanza vicino.
Ingenuità o artigianato? Forse entrambe le cose. E grande creatività!
Il Radiodramma si diffonde presto in Germania, in Francia e in Italia; fra alti e bassi tocca l’apice del successo nel periodo degli anni ‘40 e ’50, grazie ad autori e interpreti di fama. Il resto è storia e sarebbe troppo lungo riassumerla qui, ma chiudo con una curiosità: nel 2024, a cent’anni dal debutto, una versione riadattata di Danger viene proposta dalla Radio Svizzera Italiana.
E oggi? Il Radiodramma è ancora in grado di coinvolgerci ed emozionarci?...
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